Cookie Law, come una buona intenzione si trasforma in un disastro

biscotti rotti

Biscotti rotti, cookie law europea, una buona intenzione trasformata in disastro. Photo credit

Nella nostra epoca il valore delle informazioni è altissimo, sia della singola informazione, sia delle informazioni dedotte dall’analisi analisi di grosse moli di dati aggregati (mai sentito parlare di “big data“?). Chi possiede le informazioni può ricavarne un vantaggio competitivo.

Chiaramente questo è terreno dove i vari legislatori sono chiamati ad esprimersi, ma non sempre lo fanno in modo consapevole e adeguato.

In particolare sto parlando della normativa Europea che riguarda la gestione dei “cookies” che obbliga i titolari di siti web ad informare l’utenza in caso di utilizzo di cookies nel proprio sito, in termini generici ne ho già parlato nel blog aziendale: Normativa cookies al via dal 2 Giugno. Multe fino a 120.000 Euro.

Bene, allora dove sono le informazioni? chi possiede i dati?

sicuramente con qualche ricerca su google (azienda USA) riusciremmo ad ottenere una dettagliata classifica dei “detentori” di dati personali Europei, ma preferisco ricorrere a un altro esempio che permette anche di capire come questo argomento ci riguardi da vicino, in questo momento io:

  • sto scrivendo questo articolo tramite Evernote perché è comodissimo! (azienda USA);
  • mi è appena arrivato un Whatsapp (azienda USA);
  • tra poco controllerò Facebook e Twitter (entrambe aziende USA);
  • ho da poco finito una chiamata con il mio Iphone (USA);
  • ho letto qualche pagina di alcuni blog che seguo che vivono grazie alla vendita di spazi pubblicitari (gestiti da aziende USA);

Di aziende Europee non c’è traccia, tutti i dati finiscono in USA, impressionante vero?

Si ma cosa centrano i cookies?

Se senti un irrefrenabile desiderio di acquistare un kit per giardinaggio, dove lo cerchi? Ovviamente su amazon (altra azienda USA), giusto? poi vai su Facebook è come per magia compaiono annunci pubblicitari riguardanti proprio quel kit da giardinaggio che hai visualizzato prima. Questo è possibile proprio grazie ai cookies che (tra le altre cose) permettono di “tracciare” le visite di un utente di sito in sito e genericamente sono usati dai grossi player della pubblicità online per veicolare messaggi pubblicitari affini alle abitudini di consumo dell’utente basandosi sulla cronologia dei siti visitati. Il legislatore Europeo non vede di buon occhio il fatto che tutti i dati raccolti finiscano in paesi extra UE senza controllo e consenso da parte dell’utente. Il dettaglio non trascurabile è che i cookies servono anche per la gestione di molti altri aspetti fondamentali del web e non se ne può fare a meno.

Quindi tutto bene, o no?

Le intenzioni del legislatore sono “buone”: tutelare il cittadino Europeo da abusi possibili e probabili, però la soluzione è peggiore del problema. Ora ogni sito ora mostra la famosa “barra” che informa il visitatore dell’utilizzo dei cookies. Immagino che tutti voi abbiate attentamente letto e compreso quello che le informative, breve ed estesa, indicano, giusto? Ovviamente no, tutti cliccano “OK” per togliere dai piedi il prima possibile la fastidiosa barra.
Ma non è tutto, se fosse solo così la situazione non sarebbe peggiorata rispetto a prima e la barra sarebbe solo un fastidioso orpello da rimuovere, ma il diavolo sta nei dettagli.
I tecno-burocrati “Brussellesi” dalla loro bolla utopica hanno di fatto autorizzato tutti a raccogliere ancora più dati di prima. Mettevi nei panni di uno dei grossi editori del web, prima della cookie law raccoglieva dati cercando di evitare le critiche dei più acuti osservatori della rete, ora può raccogliere tutti i dati che vuole, senza essere contestato perché è stato esplicitamente autorizzato da parte dell’utente finale. Di fatto l’Europa ha legittimato l’attività di raccolta dati da parte di soggetti extra Europei. Per come sono abituato a vedere le cose, questo è uno dei classici esempi di come una soluzione possa essere di gran lunga peggiore del problema.

Ricapitolando

  • i cookies servono e non possiamo bloccarli tout court;
  • la maggioranza degli utenti acconsente all’utilizzo dei cookies senza leggere le informative e spesso senza sapere cosa siano;
  • l’editore viene esplicitamente autorizzato dall’utente ad utilizzare i cookies;
  • di fatto l’Europa ha svenduto i propri dati;

Si poteva fare di meglio? Assolutamente si, ho scritto un post al riguardo.

Ci sono sistemi efficaci per non farsi profilare? Si è no, ma ne parleremo più avanti.

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