Quali domini acquistare per tutelare la propria azienda?

Quali domini acquistare per tutelare la propria azienda?

Ombrello: tutela, protezione

Ripara dalla pioggia ed è metafora di protezione, tutela.
Creative Commons Attribution – credit www.directline.com

Nel post dove mi chiedevo quanto vale un dominio avevo già accennato alla pratica di acquistare domini come forma di tutela seguendo lo stesso principio che sta alla base del deposito di un marchio o di un brevetto. L’argomento merita di essere trattato in modo più ampio.

Il motivo che spinge a depositare un brevetto, un modello di design o un marchio di fabbrica presso gli enti competenti è dare ufficialità e certezza al fatto che quell’invenzione, quel nome o quel disegno appartengono effettivamente a noi e che siamo stati i primi a crearli a partire da una data certa. Se qualcuno plagia il nostro marchio o copia la nostra idea possiamo fare valore il peso del nostro deposito in sede legale.

Il senso del deposito di un brevetto, di un marchio o di altri “titoli di proprietà industriale” è la tutela delle proprie creazioni, idee e della propria identità.

Un dominio internet svolge, anche se in maniera un po’ diversa, un ruolo molto simile a quello di un titolo di proprietà industriale, infatti molte delle norme che regolamentano la gestione dei nomi a dominio sono ascrivibili allo stesso ambito delle norme sulla proprietà industriale. La WIPO (world intellectual property organization) dispone anche di arbitri accreditati presso lo ICANN (organizzazione che gestisce molti aspetti relativi alla gestione di internet) per la risoluzione di controversie in merito ai nomi a dominio.

Cosa significa registrare domini come forma di tutela?

Un esempio: se la mia azienda si chiama “cicciopasticcio spa” e io possiedo i domini ciccipasticcio .it .com .net .org .biz .info .eu etc etc ho ottenuto due risultati:

  1. ho stabilito una forte identità unica su internet, possiedo io tutti i domini quindi nessun’altro al mondo può averli
  2. ho evitato a priori che i miei concorrenti possano avvantaggiarsi utilizzando un nome a dominio riconducibile alla mia attività e quindi trarre in inganno terzi che, convinti di avere a che fare con l’azienda cicciopasticcio in realtà stanno consultando le pagine web o scrivendo email alla concorrenza.

È meglio depositare un marchio o registrare un dominio (o più di uno)?

la risposta migliore sarebbe “tutti e due”, budget permettendo :-)

Facciamo alcune riflessioni che ci fanno capire quali sono le differenze tra un dominio e un marchio e quando è meglio usare uno e quando l’altro

  1. un nome a domino è sempre unico su internet, un marchio no. Tecnicamente non possono esistere due domini uguali, un marchio depositato serve a rivendicare la titolarità dello stesso in uno o più settori suddivisi in classi di beni e servizi (classificazione di Nizza), quindi se io registro un marchio relativo all’abbigliamento non posso essere sicuro che altri soggetti non richiedano la registrazione dello stesso marchio nel settore alimentare. Oltre al settore merceologico un marchio ha una connotazione geografica, esistono i marchi Italiani, quelli Europei, quelli internazionali etc etc, ad esempio se io registro il mio marchio in Italia e in Brasile non sono tutelato in Russia.
  2. Il nome a dominio offre tutela solo su internet, il marchio ha valore anche (e soprattutto) offline, il fatto che io possieda “cicciopasticcio .com” non impedisce a nessuno di utilizzare il marchio, depositato  o meno, “ciccipasticcio”.
  3. un nome a dominio costa meno ma genericamente dura un anno, solitamente un marchio dura 10 anni e poi può essere rinnovato. Evidente che se per tutelarci in tutto il mondo registriamo quante più estensioni possibili il costo dei domini si alzerà. La registrazione di un marchio Italiano o Comunitario di solito costa qualche centinaio di euro per le spese del consulente e qualche altro centinaio di euro in tasse e vale per 10 anni. Supponendo che un dominio costi 25 euro per anno, registrare 7 domini (.it/.com/.net/.org/.biz/.info/.eu) costerebbe 1750 Euro per 10 anni, cifra che è del tutto simile al deposito di un marchio comunitario. Quindi non è detto che la registrazione di nomi a dominio in termini di tutela sia un investimento più economico rispetto al deposito di un marchio. Se volete proprio essere pignoli la differenza è che nel caso di dominio vengono pagati 175 euro ogni anno nel caso del marchio si paga una volta per 10 anni.
  4. Un marchio può offrire tutela in caso di plagio dopo che lo stesso è già avvenuto, un nome a dominio registrato impedisce ad altri di utilizzarlo impropriamente. Cerco di spiegarmi meglio: detenere un marchio non impedisce tecnicamente a terzi di utilizzarlo in maniera non autorizzata, sta a me, quando e se me ne accorgerò, fare valere il mio titolo e pretendere che l’utilizzo improprio del mio marchio cessi subito. Un domain name una volta registrato non può essere registrato da altri, quindi in un certo senso “previene” l’utilizzo improprio da parte di soggetti terzi (sempre e solo su internet, vedi punto 2).
  5. Il marchio, genericamente, è più forte di un dominio, come visto sopra se la parola “cicciopasticcio” è depositata da un terzo come marchio Europeo e io registro il dominio “ciccipasticcio .de” devo tenere in considerazione che il titolare del marchio possa chiedere una riassegnazione del dominio.
  6. In termini economici il valore di un dominio è spesso inferiore a quello di un marchio, ma questo non è un dato assoluto, dipende dalla necessaria valutazione puntale del patrimonio degli asset intangibili di cui i domain name fanno parte, altrettanto frequente considerare il marchio e i relativi nomi a dominio nello stesso “pacchetto”.

Visto quanto sopra si capisce che, sempre budget permettendo, la scelta migliore sarebbe di registrare i domini e depositare i marchi. Ma talvolta non è possibile.
Unica nota che mi sento di apporre, ma è del tutto soggettiva e basata sull’esperienza. Nel momento della scelta di un marchio se tutti i domain name sono occupati probabilmente la registrazione del marchio ha meno “appeal” perché essendo . Questa ultima riflessione (mi raccomando però, guardatela con occhio critico caso per caso) dovrebbe fare propendere, in caso di limito di budget, verso la registrazione dei nomi a dominio.

Come scegliere il nome a dominio?

L’aspetto più difficile con il quale ci si confronta è la scarsa disponibilità di nomi a dominio liberi, per le estensioni generiche come .com e .net, i nomi a dominio basati su:

  • parole generiche
  • acronimi composti da poche lettere
  • parole composte da due parole di senso compiuto
  • parole in inglese

sono sicuramente tutti occupati da anni, registrati da chi li sta effettivamente usando o da chi ha investito per rivenderli. Nel secondo caso il dominio resta acquistabile, ma il costo per ottenerne la titolarità è sicuramente molto più alto del normale canone di registrazione.

Data la difficoltà di reperire dei nomi “belli” e liberi e la rilevanza del dominio nella propria immagine e nel marketing, ritengo che sia opportuno, PRIMA di decidere il nome della propria azienda, di un prodotto o in genere di qualsiasi cosa utilizzeremo come marchio di fabbrica, controllare se i relativi domini sono liberi, ed in caso affermativo registrarli subito e poi avviare le pratiche per il deposito del marchio.

Quali estensioni scegliere?

Le estensioni tecnicamente si chiamano “top level domain (TLD)” (domini di primo livello), sono divise in due, le “gTLD” (“generic top level domain“) e le “ccTLD” (“country code top level domain“). Le prime sono quelle generiche le seconde quelle riferite alle singole nazioni.
Agli albori di internet i le estensioni generiche (“gTLD”) erano solo tre, .com, .net e .org, e avevano un senso logico, le estensioni .com erano destinate alle attività commerciali, le .org alle associazioni ed enti non commerciali e le .net a cose che avevano a che fare con la rete. Questa suddivisione non era un regola rigida ma piuttosto una buona pratica da seguire. Qualche anno dopo, quando la rete internet è diventata un fenomeno di massa questa convenzione è di fatto venuta meno, e succede che se la tua azienda nata prima di internet si chiama cicciopasticcio allora proverai a registrare il dominio .com, se non è libero passerai al .net, il .org no, suona troppo male :-)
Per sopperire alla saturazione dei nomi a dominio sono state inserite nuove estensioni, .biz, .info, .name, .mobi e forse qualcun’altra che mi sfugge. Non hanno goduto di buon successo e vengono usate spesso come ripiego quanto tutte le altre sono occupate.
Di recente le estensioni sono state “liberate” e chiunque, spendendo centinaia di migliaia di dollari, può farsi la propria estensione. In seguito a questa “liberalizzazione” sono nate tutte le nuove estensioni .pizza, .bar, .sport, .roma e via dicendo.
Queste nuove estensioni non stanno ancora godendo di popolarità, essenzialmente per due motivi:

  1. non tutti i registrar possono registrare queste estensioni
  2. non possono garantire la stessa continuità che può garantire una estensione “vecchia” ne si può essere sicuri che il prezzo sarà mantenuto costante nel tempo

Sicuramente in futuro saranno più utilizzate.

Oltre alle estensioni generiche “gTLD” esistono quelle nazionali “ccTLD“. Per queste ultime la scelta è molto più semplice, se la tua azienda opera in Italia e in Germania, sicuramente l’acquisto di domini .it e .de ha molto senso, sono meno “affollate” rispetto al .com e .net, ma trovare un bel nome a dominio libero sotto ad un ccTLD non è impresa facile.

Chiariamo subito che ai fini del posizionamento sui motori di ricerca quale sia l’estensione del dominio NON è rilevante, almeno nel caso di estensioni generiche. Con le “ccTLD” in realtà si da una precisa indicazione al motore di ricerca del mercato di riferimento, anche se non è l’unico fattore che un motore di ricerca può/deve tenere in considerazione per dedurre quale sia l’area e/o la lingua di riferimento di un sito.

Viste le considerazioni fatte fino ad ora, è evidente che un tuo competitor potrebbe ingannare i tuo potenziali clienti e veicolare il TUO traffico internet verso un SUO sito. Questa è una cosa non corretta, sicuramente immorale ma sicuramente è una minaccia reale.

Quindi per dormire sonni tranquilli consiglio di:

  1. Registrare quante più estensioni generiche “gTLD” possibili, .com, .net, .org, .biz, .info
  2. se sei o lavori in Europa il .eu è necessario
  3. tutti i domini “ccTLD” degli stati dove operi direttamente

In seconda battuta anche il marchio (valutare se comunitario, internazione etc) per permettere di opporsi all’assegnazione di un nome a dominio ad un concorrente.

Ovviamente quanto sopra facendo sempre il conto con la propria disponibilità economica, i domini registrati vanno anche mantenuti.

Quali accorgimenti adottare prima di registrare un nome a dominio?

  1. verificare che non siano presenti marchi registrati che siano affini al nome a dominio che stai per registrare, potrebbe esserti revocato in seguito
  2. verificare quali e quanti estensioni sono libere e chiedersi se quelle occupate possono creare confusione agli utente rischiando di perdere traffico verso il proprio sito
  3. fare sempre bene “i conti”, eccedere con la registrazione di nomi a dominio rischia di diventare eccessivamente costoso

 

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