Google Penguin: l’algoritmo cresce

Google Penguin: l’algoritmo cresce

Penguin

Ph: Christopher Michel https://www.flickr.com/photos/cmichel67/39985995

Ha sollevato molto clamore tra gli addetti ai lavori la notizia dell’aggiornamento di penguin, l’algoritmo sviluppato da Google per valutare la genuinità di un contenuto. È giustificata tutta questa attenzione?

Penguin in real time

Partiamo dalla notizia. Il 23 Settembre 2016, tramite l’ormai arci-noto webmaster central blog apparve un post intitolato “Penguin è ora parte del nostro principale algoritmo” .
In sintesi l’articolo dice che tra i più di 200 parametri che vengono valutati per dare un “voto” (ranking) alla pagina web ne esiste uno chiamato “penguin”. Inventato nel 2012 da ora incluso nella parte “principale” dell’algoritmo del motore di ricerca. L’articolo non indica quale è lo scopo di penguin e rimanda a un’altro pubblicato nello stesso blog nel 2012.
Si fa riferimento anche al fatto che l’algoritmo è ora più “granulare“.

Per comprendere il cambiamento dobbiamo fare qualche passo indietro.

Cosa fa penguin?

Il compito di un motore di ricerca è quello di fornire all’utente la risposta più pertinente alla sua domanda, nel minore tempo possibile.
Il compito del consulente seo è di migliorare il posizionamento del sito nell’elenco dei risultati del motore di ricerca (serp).
Per ottenere il risultato desiderato l’esperto seo cerca di dedurre quali sono gli aspetti che il motore di ricerca valuta per “votare” una pagina e come per usarli a proprio vantaggio.
È evidente che le due posizioni – SEO Vs. Gogole – sono nettamente contrapposte. Altrettanto evidente che Google non veda di buon occhio i seo. Soprattutto dopo che alcuni hanno largamente abusato di alcune “falle” nell’algoritmo di ricerca.

Penguin (e altri) sono software deputati a capire quando si esagera con la seo. Soprattutto quella “cattiva”.

Perché penguin?

Negli anni scorsi un tra i segnali di ranking più importanti era la quantità di link in ingresso. Capito il “trucco” nacquero moltissime strutture che permettevano per poche decine di euro l’acquisto di “tonnellate” di link verso il proprio sito.
Prima ancora bastava (più o meno) inserire la parola chiave desiderata centinaia di volte in una pagina per scalare le classifiche.
Due esempi un unico concetto: ogni algoritmo ha i suoi punti deboli, i seo “cattivi” cercano di sfruttare le debolezze per guadagnare posizioni.

Era necessario?

Purtroppo, come sempre, c’è ci ha esagerato falsando così tanto le posizioni nei motori di ricerca tanto che prima del 2011 capitava spesso che bisognasse sfogliare fino alla ottava (a volte oltre) pagina di Google per trovare un risultato sensato. Le prima pagine erano piene di spazzatura.
Se Google non fosse subito corso ai ripari avrebbe fatto, in breve tempo, la fine di Altavista o Myspace. Magari i più giovani non lo sanno ma prima di Google c’era Altavista, prima di Facebook c’era Myspace. Ai tempi tutti pensavano che le posizioni di dominio due fossero inscalfibili. A distanza di qualche anno dobbiamo sforzarci per ricordare il nome di questi due “dinosauri” estitnti (o quasi).

Prima panda poi penguin

Nel 2011 nacque panda, algoritmo che per primo ha introdotto il concetto di “qualità” dei contenuti di una pagina web.
L’anno successivo, nel 2012, venne rilasciato penguin che contribuisce alla causa valutando i link in ingresso.
Lo scopo di entrambi  è di individuare quali sono le pagine e i siti truffaldini e rimuoverli dai risultati di ricerca.
Ricordiamoci sempre che l’asset più importante per Google sono i risultati della ricerca.
I due algoritmi hanno (avevano) due importanti caratteristiche in comune:

  1. sono punitivi: chi viola le regole riceve una penalizzazione esplicita
  2. sono nati come algoritmi indipendenti che agivano periodicamente.

Entrambi i punti sono molto importanti.
Il concetto di penalizzazione diretta perché Google, oltre a tenere pulito il web dallo spam, ha deciso di fare valere tutto il suo peso e di affrontare con il pugno di ferro i “furbetti”. Non è solo una questione tecnica, riguarda anche la salvaguardia della leadership di settore. Non solo vengono rimosse le pagine “truffaldine” ma Google lo comunica espressamente.
Il secondo punto è importantissimo perché fa capire che gli algoritmi erano reversibili. In sostanza se il risultato dell’analisi non fosse stato soddisfacente sarebbe stato possibile tornare allo status quo ante senza sottoporre nuovamente le pagine a scansione.

Come è la situazione oggi?

Come era già successo a panda anche penguin è stato integrato nell’algoritmo “core” (il principale). Cosa significa? Se lo guardiamo dal lato di Google:

  1. Che panda prima e penguin dopo sono da considerarsi maturi da essere integrati in una valutazione fatta immediatamente dopo la scansione della pagina. I due animali bianchi e neri non fanno più errori (o solo pochi).
  2. Che non è più necessario per Google comunicare gli aggiornamenti degli algoritmi ai webmaster. Una modifica agli algoritmi esterni può influire sulle pagine già valutate. Quindi un cambiamento di oggi può penalizzare una pagina di dieci anni fa.
    L’algoritmo core valuta le pagine solo durante la scansione. Tutte le modifiche all’algoritmo avranno effetto sulle scansioni successive (N.b. tutte le pagine vengono scansionate periodicamente).

Mentre dal lato dei webmaster:

  1. Una eventuale penalizzazione potrà essere rimossa subito. Si apportano le modifiche necessarie alla pagina e la si sottomette nuovamente a scansione.
  2. Non ci saranno sorprese: una pagina che si è indicizzata bene non dovrebbe ricevere delle penalizzazioni in futuro, sempre che non vengano “sparsi per internet” molti link innaturali alla pagina.

Conclusioni

Tiriamo le fila di questo post cercando di rispondere a tutte le domande che potrebbe porsi un webmaster di fronte a questo cambiamento

I risultati di ricerca cambieranno dopo l’update?

No. C’è stato qualche sussulto nei giorni che precedettero il rilascio. Ma non possiamo collegare con certezza i due fatti.

Devo cambiare la strategia che uso ora?

No, assolutamente no. Non è necessario

Ricavo dei benefici da questo update?

No. Solo chi subisce penalizzazioni può beneficiare di un tempo di rimozione minore. Si tratta però di un beneficio indiretto, preferibile non ricevere penalizzazioni.

Google è più “buono” o più “cattivo”?

È rimasto come prima, solo un po’ più veloce

Era necessario tutto questo clamore in merito alla notizia?

No!!! 

Spero di avere contribuito a fare chiarezza vista la molteplicità di informazioni contrastanti che si trovano in rete in merito all’argomento. Se non avessi risposto alla tua domanda, lascia un commento.

 

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