Recensioni: blogger e aziende, una strategia comune

Sempre più aziende invitano i blogger a produrre recensioni dei propri prodotti e altrettanto spesso sono i blogger a proporsi. La collaborazione tra le due parti, se fatta bene, porta benefici reciproci, anche in termini di seo.

Recensioni sponsorizzate: blogger e aziende, una strategia comune

Recensioni sponsorizzate: blogger e aziende, una strategia comune credit:  www.personalcreations.com

Si notano sempre più spesso blogger che arricchiscono i loro contenuti con recensioni di prodotti commerciali che rientrano nel loro ambito di interesse. Per alcuni è diventata addirittura una professione, per altri un arrotondamento, per la maggior parte solo passione.

Le recensioni portano benefici reciproci ai blogger e alle aziende

Le recensioni “sponsorizzate” sui blog si potrebbero definire la versione social del più noto “pubbliredazionale“. In realtà potremmo immaginarla come un’estensione. Si tratta di un’attività (anche) collegata alla SEO perché contribuisce in maniera diretta alla cosiddetta “link building“.

Benefici per le aziende

  1. permette all’azienda di “controllare” indirettamente l’attività del blogger. Creato un legame di conoscenza con il blogger è probabile che la sua opinione sia più morbida.
  2. Aumento di notorietà del marchio. Alcuni blog sono molto seguiti e contribuiscono a rendere visibile il prodotto.
  3. Aumento di traffico web proveniente da motoari di ricerca, dovuto all’aumentare dei link esterni.
  4. L’azienda si dimostra “sensibile” verso i propri consumatori e anche verso il mercato, anche tramite canali alternativi

Benefici per il blogger

  1. aumento di autorevolezza. Vantare una collaborazione con un produttore è una convalida indiretta della qualità del proprio lavoro.
  2. Aumento del traffico, qualora l’azienda inserisca un link al blog nel proprio sito.

Senza considerare gli aspetti pubblicitari, la recensione di prodotti potrebbe avere implicazioni positive anche in ambito SEO, perché?

È naturale che la recensione di un prodotto contenga uno o più link al sito del produttore.

Uno dei fattori a tutt’oggi importante per il posizionamento sono i “link in ingresso” verso il proprio sito. Il concetto di base è molto semplice:

se molte persone linkano a quella pagina, significa che quella pagina è meritevole”.

Nel corso del tempo l’approccio si è raffinato, Google valuta soprattutto la qualità dei link non solo la quantità, perché in passato c’erano stati importanti problemi di spam. Qualche anno fa era possibile “fregare” Google creando con strumenti automatici centinaia di siti spazzatura contenti ciascuno miglia di link verso il proprio sito. Molti hanno approfittato di questa “falla” per manipolare i risultati di ricerca creando centinaia di migliaia di link “finti” per guadagnare posizioni nella SERP.

Fu così che venne introdotto il concetto di “link naturali” per contrapposizione con i link “innaturali” creati appositamente per raggirare i sistemi di valutazione dei motori di ricerca.

Google cerca di capire, tramite un sofisticato sistema di analisi, quali siano i link “onesti” e quali no. Quello che il software del motore di ricerca vuole capire è se quel link è utile per l’utente “umano” o no. Nel caso sia considerato utile la pagina di destinazione viene premiata con un incremento di (una frazione di) page rank.

Se un webmaster non vuole che un link contribuisca all’incremento del page rank della pagina destinazione dovrebbe specificare l’attributo rel con valore nofollow.

Un esempio vale di più di mille parole

Ipotizziamo di leggere la recensione di una crema idratante all’interno di un blog che parla di cosmetici. L’utente troverà un testo e delle immagini che parlano di quel prodotto, decantandone le doti ed evidenziandone i difetti. All’interno del testo della recensione è presente un link alla scheda della crema nel sito del produttore.

Quando il motore di ricerca analizza la pagina individua il link e lo valuta, in questo caso troverà:

  • Testo pertinente all’argomento trattato nel sito di destinazione.
  • Parole chiave in comune nelle pagine sorgente e destinazione (il nome della crema, il nome del produttore).
  • anchor text” pertinente.

È altamente probabile, se non quasi certo, che il motore di ricerca consideri il link come naturale. Se la recensione fosse “sincera” il link sarebbe effettivamente naturale, ma se la recensione fosse “sollecitata” dall’azienda Google potrebbe non accorgersene.

Il fenomeno delle recensioni

È del tutto naturale che un’azienda solleciti i blogger più autorevoli nel suo settore a valutare i propri prodotti, magari offrendo in cambio delle campionature o un backlink (che vale ancora di più).
Si noti che spesso i siti istituzionali delle aziende hanno una sezione “press” o “dicono di noi“. L’azienda potrebbe decidere di inserire un link al blog nella sezione dedicata alla stampa del proprio sito.

Compreso il meccanismo da parte dei blogger e delle aziende è facile intuire il perché esiste questa “fame” di link, per entrambe le parti. È altrettanto facile comprendere perché il fenomeno delle recensioni sia dilagato.

Come prevedibile, quando un fenomeno comincia ad essere “di massa” o magari “meno di nicchia” emergono anche i “lati oscuri“.

Google e le recensioni

Lo scopo di google è di fornire i risultati più appropriati agli utenti, al fine di assicurarsi che gli stessi continuino ad usare il servizio.
Finché funzionerà bene verrà usato. Più verrà usato più probabilità ci saranno che gli annunci pubblicitari vengano cliccati. Quindi se google vuole incassare deve selezionare con grande cura quali risultati fornire all’utente.

Esattamente come è successo per i link “innaturali”, google deve cercare di capire quali siano i contenuti da premiare e quali da penalizzare. In alcuni casi ci riesce, ad esempio nel caso di pagine clonate da altre (contenuti duplicati). In altri no.

Ritengo che nel caso delle recensioni google non sia attualmente in grado di distinguere autentiche da quelle “sollecitate“.

Deduzione, convalidata da alcune questioni tecniche, trova una conferma indiretta nel vecchio post dal titolo “Best practices for bloggers reviewing free products they receive from companies” dove google suggerisce quali siano le linee guida da seguire quando si recensiscono prodotti ricevuto come campionatura.

Le linee guida raccomandano di:

  1. Usare l’attributo “nofollow” per i link verso il sito del produttore, sostenendo che non sono naturali (organic) in quanto non sarebbero esistiti senza la sponsorizzazione.
  2. Indicare che si tratta di un contenuto sponsorizzato.
  3. Creare contenuto interessanti e unici. Inteso come il non fare copia incolla del testo descrittivo del prodotto fornito dal produttore.

Sono assolutamente d’accordo con i punti due e tre, non solo per una questione tecnica, ma anche e soprattutto, etica.
Non indicare che c’è una partnership con l’azienda è poco professionale oltre che scorretto. Scrivere contenuti di bassa qualità non originali è puramente inutile e fa solo perdere tempo. Per il punto uno non sono completamente d’accordo, anzi. Sia dal punto di vista etico che semantico.

Etica e opportunità

Se sono stato bravo a creare il mio contenuto, ho palesato la mia relazione con l’azienda, perché dovrei usare il nofollow?
Nella vita offline la situazione è forse diversa? ipotizziamo che un mio amico produca e venda marmellate fatte in casa, quando mi troverò a parlare di marmellata con altre persone racconterò del mio amico produttore.
Probabilmente consiglierò a queste persone di comprare il suo prodotto. Tu non lo faresti? E se ne traessi un beneficio economico, sarebbe un problema? non credo.

Dal punto di vista etico ritengo che usare il nofollow per questo tipo di link sia innaturale.

Se io blogger inserisco link nofollow nella mia recensione è legittimo aspettarsi che l’azienda faccia altrettanto con il backlink dedicato al mio sito. È giusto privarsi dell’opportunità di ottenere un link di qualità solo per “accontentare” google? Dal mio personale punto di vista la risposta è no.

Se nella vita offline non si rispettano certi “dettami semantici” perché dovrebbero essere rispettati online?

Tanto più quando questi “dettami semantici” non sono, secondo il mio modesto parere, utili all’utente.

Cerco di esprimere meglio il concetto: se nel mio post ho precisato che stiamo parlando un contenuto sponsorizzato, l’utente non può e non deve sentirsi “raggirato“.
Credo che la questione sia di interesse solo per google, ritengo che non siano in grado di dedurre tramite algoritmi quando un contenuto è spontaneo o naturale (organic) e quando sollecitato, quindi cerchino di educare i blogger per rendere loro la vita più facile.

È improbabile che un contenuto sollecitato sia identificabile rispetto ad uno naturale. Nel caso estremo lo fosse, ritengo ancora meno probabile che un contenuto “sollecitato” con un link senza nofollow possa essere considerato una mancanza così grave da essere addirittura penalizzato.

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